S.P. Torre Alfina Km 1,200 - 01021 Acquapendente (VT)

Aperto dal Lunedì al Venerdì dalle 08,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00

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LA TUSCIA - Storia, localizzazione e tradizioni di una terra antica... 

UNA TERRA RICCA DI STORIA E TRADIZIONI

Secondo la tradizione, le antiche popolazioni etrusche che vivevano nei villaggi dell'alto Lazio, intorno all'attuale Viterbo, venivano chiamate i Tusci. La loro raffinata civiltà è testimoniata da preziosi reperti archeologici (riuniti in vari musei) ed estese necropoli. Tuscia Viterbese è dunque il nome letterario e turistico di questa provincia a nord di Roma, nel cuore dell'Italia, tra l'Umbria, la Toscana e il mar Tirreno. I paesi che ne fanno parte, depositari di mille storie e leggende, s'appostano quasi sempre su primitivi insediamenti strategici, segnalati da inconfondibili tracce di rocche e castelli.

MARI, LAGHI E COLLINE


 

La Tuscia Viterbese si divide in tre zone, cui corrispondono altrettante particolarità ambientali e urbanistiche: ad ovest, lungo la costa tirrenica, si affacciano Tarquinia e Montalto di Castro davanti alle distese maremmane di Canino, Tuscania e Monteromano; al centro si addensano le colline boscose del monte Rufeno, dei Volsini e dei Cimini (lago di Bolsena, lago di Vico e la stessa Viterbo); ad est scivola la valle del Tevere segnata da colate di argilla (calanchi) su cui traballano antichi centri storici, uno dei quali, Civita di Bagnoregio, di incredibile seduzione. Confermiamo per questa «porzione» d'Italia tutta l'ammirazione che i turisti di oggi le riservano, sorpresi di trovarsi in una regione con risorse storiche e ambientali di incredibile varietà.

COME RAGGIUNGERE LA TUSCIA

Dall'autostrada del Sole le porte di accesso si aprono ai caselli di Orvieto, Attigliano, Orte e Magliano Sabina. Comodo e veloce il raccordo autostradale Orte-Viterbo che si percorre in una ventina di minuti. Dal Gran Raccordo di Roma si dirigono a raggera, verso il Viterbese, le consolari Aurelia, Cassia e Flaminia. Nella stazione ferroviaria di Orte si incrociano le direttrici per Viterbo, Firenze, Roma ed Ancona.

ITINERARI TURISTICI

Gli itinerari da proporre sono tanti, perché tanti sono i tempi che rendono questi luoghi tutti da scoprire. Si possono percorrere Itinerari Storici seguendo le orme delle primi presidi umani, degli Etruschi, dei Romani, delle vicende del periodo medievale e rinascimentale, di cui rimangono significative testimonianze. Vi sono Itinerari Storico-Religiosi, come quello della Via Francigena, scanditi da santuari, monasteri, antiche basi di Cavalieri Templari, ospizi di guerrieri e pellegrini, luoghi di culto celebrati in memoria di eventi miracolosi. Vi possono essere Itinerari Naturalistici, nella Riserva Naturale di Monte Rufeno o lungo il Lago di Bolsena. Si possono ripercorrere i luoghi battuti dai Briganti o quelli dagli Asceti che si ritiravano nei romitori lungo il Fiume Fiora. E poi per non perdersi di gustare le specialità gastronomiche del territorio ci sono Itinerari Eno-Gastronomici. Chi ama le feste, le rievocazioni storiche in costume e le sagre, qui trova di che fare per tutto l’anno, perché numerosissime e spesso molto scenografiche sono queste manifestazioni tipici di ogni Comune. All’intero del Territorio dell’Alta Tuscia uno dei comuni maggiormente rappresentativi è Acquapendente sede storica di Aquesia Sapori.

I PUGNALONI DI AQUAPENDENTE



Pugnaloni sono grandi pannelli (260 x 360 cm) in apparenza dipinti, ma invece realizzati con elementi naturali: secondo una originale tecnica costruttiva viene infatti ottenuto un mosaico di petali di fiori, foglie secche e verdi, aghi di pino, infiorescenze di noce e altri materiali di origine vegetale. Secondo la tradizione i Pugnaloni sono nati come omaggio alla Madonna del Fiore, in seguito al miracolo che portò alla liberazione del popolo di Acquapendente nel 1166: la fioritura improvvisa di un ciliegio secco da anni fu interpretato come segno della protezione divina, grazie alla quale gli acquesiani trovarono il coraggio di insorgere contro il tirannico governatore del Barbarossa.

In segno di devozione alla Madonna per la grazia ricevuta si istituì una grande festa a mezzomaggio, che culminava con una solenne processione alla quale i contadini liberati partecipavano con i "pungoli", ornati di fiori. Si trattava di bastoni di legno con punta di ferro, usati per stimolare i buoi durante l'aratura, che forse furono utilizzati anche come armi durante l'insurrezione (perciò l'assonanza pungolo - pugnale - pugnalone).

I "pungoli" hanno subito nei secoli varie trasformazioni sino a divenire, agli inizi dell'Ottocento, gli attuali Pugnaloni. E' in quegli anni, infatti che si hanno le prime notizie di un mosaico floreale fatto realizzare per il pontefice Pio VII. Fino al 1970 il tema della miracolosa liberazione del 1166 insieme ad immagini mariane ha ispirato la realizzazione dei Pugnaloni. Poi il tema si è allargato a quello più generale della libertà da ogni forma di oppressione. In origine i Pugnaloni erano opere tecnicamente molto complesse e più grandi rispetto a quelle attuali e venivano realizzati da artigiani locali, falegnami e pittori, coadiuvati da autorità civili e religiose. Oggi, invece, essi vengono realizzati da ragazzi associati in "gruppi", di costituzione più o meno recente.

I giovani lavorano durante i 15 giorni che precedono la terza domenica di maggio, in laboratori di fortuna sparsi per tutto il paese. Innazitutto vengono ripuliti i pannelli dell'anno precedente, custoditi nella cattedrale, in seguito si pittura il pannello secondo il bozzetto preparato nel mese di aprile da un artista locale. Infine si procede ad incollare i materiali vegetali, secondo un ordine stabilito: prima gli elementi più resistenti, nei giorni successivi le foglie verdi, e infine, l'ultima notte, i petali dei fiori più freschi e delicati. Il giorno della festa i Pugnaloni vengono esposti nella piazza del Duomo, e sfilano per le vie del paese al seguito della processione della Madonna del Fiore. Dopo il tramonto dalla loggia del palazzo comunale viene proclamato il gruppo vincitore che ha realizzato il Pugnalone più bello.

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